
I bambini delle coppie divorziate
imparano cose strane crescendo:
che chi li ama, li fa soffrire, mentendo.
Poi per tutta la vita crescon' convinti che amare è far soffrire. 1
Quando stanno con il loro partner non sanno che dire:
Gli voglio far male?
Mi voglio far male?
O è solo quella vecchia paura di amare?
I bambini delle coppie divorziate
non credono più nell'Amore, nelle promesse giurate.
Non credono in Dio, nel Padre Eterno e nel Paradiso,
Perché a casa loro Dio lo hanno ucciso.
Hanno preso una lancia,
non hanno fatto rumore,
gliel'hanno infilzata dritta dritta nel cuore.
Me l'hanno raccontato,
la loro testimonianza è vera, 2
Il terreno tremò,
L'aria si fece nera.
I bambini delle coppie divorziate
sono stati abbandonati in mare. 3
Ora purtroppo sono annegati,
Voi stavate a parlare.
Discutevate di non so bene cosa, e avete perso il titolo che scorreva sul televisore:
"Il bimbo
è morto!
É annegato!
Se ne cerca
ancora
il cuore."
I bambini delle coppie divorziate non hanno un'abitazione.
Hanno due case,
due famiglie,
due vite,
dentro di sé, due persone. 4
Non possono dire “genitori“,
Non possono dire “casa“ agli amici.
Dicono vado di là, vado di qua,
chiamano i genitori per nome,
e ne devono esser “felici”.
L'abbiamo chiamata Libertà,
Grande Vittoria. Nostra Grande Conquista. 5
Libertà di far male,
ma “dei diritti, siam gli apripista”.
Il popolo era contento, non applaudiva mica?
Io nel frattempo lo sai cosa?
Mi rifaccio una vita.
Me ne lavo le mani. 6
Me ne pulisco la coscienza.
Chi mi critica o mi dice qualcosa, be',
dice una scemenza.
I Romani trattavano i bambini come stracci. 7
Gesù li metteva al centro, li riempiva di abbracci: 8
diventate bambini,
ascoltate gli innocenti,
amate i più piccoli, gli indifesi, gli scontenti.
Il più piccolo di voi sarà il più grande nel Cielo.
Dio lo chiamerà per nome, lo alzerà in alto, leggero.
Ma che ne sa Gesù dei nostri problemi, delle nostre vite complesse, tutte intricate.
Ne sa tutto.
E vi perdona tutto.
Non c'è bisogna che vi agitiate.
Vi perdona tutto, cari genitori. Vi perdona ogni piccola cosa. 9
Ma guardatela quella Croce ogni tanto.
Guardatela, mentre riposa.
Guardate i suoi chiodi, le sue ferite,
il sangue che ancora cola.
Inchinatevi a quella Croce ogni tanto, genitori,
imparerete qualcosa.
E dite grazie. Nostro Gesù, grazie.
Grazie di Tutto. E grazie ancora.
Dei ringraziamenti finali, ne è giunta anche l'ora.

La poesia è dedicata a tutte le bambine e i bambini cresciuti in coppie divorziate. Gesù e la Sua Santa Chiesa vi saranno sempre vicini e le nostre preghiere oggi sono per voi.
- Studi rivelano che adulti cresciuti in coppie divorziate sono statisticamente più esposti a situazioni a rischio violenza, sia come perpetratori che vittime: ad esempio, aumento della violenza criminale e di comportamenti aggressivi; vittimizzazione, bassa stima personale ed ricettività al bullismo; correlazioni tra masochismo nelle pratiche sessuali, abbandoni emotivi e traumi infantili. Altri studi mettono alla luce il rischio di normalizzare il divorzio, oggi visto come utile “arma“ nella vita della coppia —che dovrebbe però esser basata sulla pace, non sulla guerra—: i bambini di coppie divorziate imparano dai genitori, e da adulti sono più restii a contrarre vincoli di matrimonio o ad investire in relazioni durature. Si inizia anche a vedere che il divorzio non previene la violenza, visto che le donne separate sono ancora più a rischio violenza da parte dell'ex-partner. La soluzione cattolica è educare alla Pace e al Rispetto nella coppia, su esempio dell'Amore di Gesù Cristo (CCC), non unirsi se non in modo indissolubile, scegliere accuratamente il proprio partner, non “testarli“ come si fa con le macchine o provarli “per gioco“.
- I riferimenti sono alle testimonianze della Crocifissione del Gesù Salvatore nei Vangeli: ”ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera e egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate” (Giovanni 19:34-35), ”Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono” (Matteo 27:51), ”Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio.” (Luca 23:44-45).
- Il mare nella Bibbia e nella tradizione è da sempre associato a caos, difficoltà e morte. Per motivi semplici: non riusciamo a vederci bene dentro, ci muoviamo a fatica dentro, se ci stiamo troppo a lungo dentro muoriamo. Ma al tempo stesso, così come il Battesimo è sia simbolo di morte che di rinascita, l'acqua è anche simbolo positivo di pulizia e rigenerazione. Anche la donna è legata all'acqua rigenerativa, poiché porta nelle famiglie “novità”, i figli, così come i migranti e gli stranieri possono farlo per una nazione, o i nuovi convertiti per la Chiesa. Il solo incontro con il diverso o l'avversario ci “pulisce“, perché scopriamo i nostri difetti e li puliamo. Ma notate bene, le “novità“ o il “diverso“ —può essere anche un'idea nuova, non per forza una persona— può anche ucciderci o invaderci o mandarci fuori di testa (“in esilio“), come una medicina, un vaccino o il veleno di un serpente, dato in dosi eccessive o troppo in fretta.Alcuni esempi di mari noti nella Bibbia —o laghi, fiumi, una fissa che non appartiene né a noi né agli autori biblici: il mare nella Genesi popolato da mostri marini (Genesi 1:21); Giona nella bocca di un pesce per tre giorni che anticipa il Miracolo di Gesù, di Morte e Resurrezione (Matteo 12:40); San Pietro che solo con l'aiuto e la fede in Gesù riesce a camminare sull'acqua (Matteo 14:28-31); Gesù che dorme sulla tempesta in mare, poi sgrida i venti, che tacciono al Suo comando (Matteo 8:23-27); Dio che fa terra del mare per far passare Mosè e liberare il suo popolo (Esodo 14:21-22).Dalla tradizione: le odissee “umane” nel mare di Ulisse ed Enea, che superati mostri e tempeste raggiungono terra e fondano civiltà; il vendicativo Capitano Achab che va a caccia dell'enorme mostro marino Moby Dick, che lo ha “paralizzato” mangiandogli una gamba nel passato; Pinocchio che si fa adulto e uomo salvando il padre prigioniero di una balena (o squalo che sia); la sirenetta Ariel “imprigionata” nel mare dal suo padre “tiranno” Poseidone mentre è desiderosa di raggiungere Eric, l'uomo amato in superficie; Alla ricerca di Nemo, dove il ritorno all'acqua è invece una critica al mondo iper-tecnologizzato e “maschilista”: il piano per ritornare all'acqua è sventato da un nuovo filtro dell'acquario super-tecnologico, mentre Nemo è un pesce piccolo e “disabile”, una categoria “che sta in fondo” in mondo incentrato sulla Potenza.Nemo è un po' il continuo de La Sirenetta, in una società che scordatasi di Gesù non sa più dov'è l'equilibrio tra fuori e dentro l'acqua, tra caos e ordine. Quello che invece sapeva Mosè, istruito da Dio, che trasformava il suo bastone in serpente e viceversa, all'occorrenza e con maestria (Esodo 4:1-5). La definitiva soluzione cristiana? L'ordine si fa caos per salvare il caos e portarlo in superficie (Incarnazione, Morte e Resurrezione di Gesù e Assunzione di Maria).Ritroviamo elementi simili nella “cristiana“ La Sirenetta: Ariel, creatura “ibrida” e ribelle —passionale, istintiva e con i capelli rossi, come Esaù, il famoso personaggio della Genesi— cerca inizialmente di salire in superficie da sola, portando però solo alla collera il padre Poseidone; lui scatena una tempesta, Eric ci finisce dentro, Ariel lo salva e lo riporta in superficie, lo “pulisce”, così come le “tempeste” della vita ci rigenerano, se non ci rimaniamo annegati dentro: è in questo momento che Ariel si innamora del principe ”pulito”; fallita la prima rivoluzione però, Ariel non si arrende e ci riprova ancora, ora con l'aiuto della bugiarda strega Ursula, al costo però di perdere la sua voce, la sua femminilità, proprio quella che aveva fatto innamorare Eric di lei: finisce perciò prigioniera della strega; è alla fine Eric a salvare Ariel, finita in fondo ad un vortice marino, sconfiggendo nella battaglia finale Ursula, che è diventata nel frattempo un enorme mostro marino con tentacoli e voce maschile: qui Ursula “si morde la coda” da sola, perché dopo la sua scalata sociale verso la superficie, Eric può ora facilmente combatterla con la sua nave armata e vincerla. Una storia che scoglie il cuore, perfino quello di Poseidone, che alla fine si ricrede e accetta il matrimonio.



Sotto, La Sirenetta ribelle che vuole uscire dall'acqua -qui nella sua versione moderna, dove la sirenetta è per necessità una minoranza etnica “che lotta” per salire in superficie; sopra, il pesciolino Nemo, ora invece “prigioniero” in superficie, un “pesce fuor d'acqua“ che invece nel mare ci vuole ritornare. Sconsolata sotto, sconsolato sopra, senza mai trovare pace. La soluzione a lato: il Battesimo di Gesù di Giotto. In questa geniale e bellissima rappresentazione (non unicalink1,link2), conservata nella Cappella degli Scrovegni di Padova, Gesù è al tempo stesso fuori e dentro l'acqua, mentre riceve lo Spirito Santo dal Padre, qui insolitamente rappresentato visibile e con la Parola in mano. Il riferimento è all'Incarnazione —Gesù al tempo stesso Dio e uomo— e all'unione indissolubile e non conflittuale delle sue due nature. Allo stesso modo, durante la Santa Messa, il vino divino viene annacquato con un goccio di acqua terrestre, e il tutto viene poi elevato a Dio. La storia echeggia anche un mito greco di Ercole, che lotta contro un mostro marino, per liberare la principessa Esione (con esiti non ben chiari alla fine), o la versione “cristianizzata” della Disney con Ercole che scende negli Inferi, risale e libera Megara, morta e fatta prigioniera da Ade.Nel mondo reale, è stato Dio in Persona a risolvere la faccenda, su cui gli uomini si arrovellano senza soluzione da sempre: ha trasformato il mito in storia (“un mito vero“ dirà C.S. Lewislink), mandando il Suo Unico Figlio, che si è fatto uomo, è morto, è risorto e ci ha salvati tutti, per Amore. Rendiamo eternamente grazie a Dio per questo. - Sull'impatto di non avere la stabilità e l'unicità di una singola casa, una video-intervista ad una bambina ”adulta”, Rachel Oline, cresciuta in una coppia divorziata, oggi membro del ministero Life-Giving Woundslink per la protezione pastorale di cattolici con genitori separati o divorziati.
- In Italia, il divorzio viene salvato da un referendum nel maggio 1974 con il sostegno del 60% degli elettori. Alcuni titoli dell'epocafonte, che ancora riecheggiano oggi sulla bocca di molti, malgrado i disastri di quella scelta: “Grande vittoria della libertà“, L'Unità; “L'Italia è un paese moderno. Il divorzio resta“, La Stampa; “Vittoria della ragione“, Paese Sera; “Una valanga di no“ L'Avanti .Questo fu invece il tono come al solito profetico della Chiesa Cattolica, che già sapeva tutto più di 100 anni prima: “[con il divorzio, ]si rendono mutabili le nozze; si diminuisce la mutua benevolenza; si danno pericolosi eccitamenti alla infedeltà; si reca pregiudizio al benessere e all'educazione dei figli; si offre occasione allo scioglimento delle comunità domestiche; si diffondono i semi delle discordie tra le famiglie; si diminuisce e si abbassa la dignità delle donne, le quali, dopo aver servito alla libidine degli uomini, corrono il rischio di rimanere abbandonate. [...] la sfrenata voglia dei divorzi, serpeggiando ogni dì più largamente, invaderà l'animo di moltissimi, simile a morbo che si sparge per contagio, o come torrente che, rotti gli argini, trabocca.“, Papa Leone XIII, Arcanum Divinae Sapientiae, febbraio 1880.In Italia oggi, i divorzi hanno ormai raggiunto il numero di matrimoni, le persone che vivono sole toccano il record, il tradimento causa quasi la metà dei divorzi, nel 92% dei casi di divorzi vengono coinvolti figli minori, il tasso di natalità è ai minimi storici (Istat). Volevamo la “libertà“, eccoci servita la prigionia della solitudine.
- Il riferimento è a Ponzio Pilato, che crede di potersi lavare le mani, e la coscienza, per la crocifissione di Gesù, solamente perché la sua scelta è stata acclamata a gran voce dal popolo: “Pilato, vedendo che non otteneva nulla ma che si sollevava un tumulto, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla e disse «Non sono responsabile di questo sangue; vedetevela voi!»“ (Matteo 27:24).
- Per capire come gli antichi Romani consideravano i bambini, alcune testimonianze sull'esposizione dei bambini (expositiolink, letteralmente, “lasciare senza tetto“), una pratica purtroppo molto diffusa nell'epoca romana: una lettera d'”amore”link tra un soldato romano e sua moglie, dove viene suggerito un “aborto” di bimbi già nati, nello ”sfortunato” caso fossero femmine; Cicerone in De Lebigus 3.8.19 riafferma l'obbligo di legge di “uccidere in fretta i bambini nati deformi“; Seneca in De Ira 1.15.C riassume bene la filosofia dell'epoca: “Abbattiamo i cani rabbiosi, [...] soffochiamo i feti mostruosi, ed anche i nostri figli, se sono venuti alla luce minorati e anormali, li anneghiamo, ma non è ira, è ragionevolezza separare gli esseri inutili dai sani“.In Grecia non andava meglio: Aristotele in Politica 7.1335b scrive che “per legge i nati deformi è bene che vadano soppressi“. Solo nel 374 d.C. la legge romana riconobbe come assassinio anche l'assassinio di un bambino: sono addirittura 37 anni dopo l'abolizione della “barbara“ (in verità super-“romana“) pratica della crocifissione, su volere di Costantino.
- Passaggi sull'Amore di Gesù per i bambini e sulla loro centralità, anche come esempio per il nostro ruolo di fedeli: “Una volta portarono a Gesù dei bambini, perché li benedicesse, ma i discepoli rimproveravano quelli che li portavano. Quando Gesù se ne accorse, s'indignò con i discepoli e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, e non impedite loro di farlo, perchè il Regno dei Cieli appartiene a chi è come loro. Anzi, vi dico che chi rifiuterà di avvicinarsi a Dio con l'atteggiamento di un bambino, non entrerà nel suo Regno». Poi prese i bambini fra le braccia, posò le mani su di loro e li benedisse.“ (Marco 10:13-16), qui l'Amore di Dio per i bambini è così controcorrente che perfino i discepoli ebrei di Gesù cercano inizialmente di non farli avvicinare a Gesù, per eviare di mischiare i primi con gli ultimi; “In quel momento i discepoli vennero a chiedere a Gesù chi di loro sarebbe stato il maggiore nel Regno dei Cieli. Gesù chiamò un bambino, lo mise in mezzo a loro e disse: «Se non cambiate e non diventate come bambini, non entrerete mai nel Regno dei Cieli. Perciò, chi si fa piccolo al livello di un bambino, è il maggiore nel Regno dei Cieli. E chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome Mio, accoglie Me.».“ (Matteo 18:1-5).
- Il Dio cristiano non si rivela in punizioni e sacrifici, ma nella misericordia; non è un Dio di paura, ma di Amore: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito [...] non per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.“ (Giovanni 3:16-17), “Misericordia io voglio e non sacrifici. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.“ dice Gesù in Matteo 9:13, citando Osea 6:6: “Poiché voglio l'amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti“. Sant'Agostino: “Dio è giusto, ma più ancora è misericordioso“ (Salmo 118, sermone 33), riassumendo tanti commenti simili di altri Dottori della Chiesa (San Tommaso d'Aquino, Santa Teresa di Lisieux, San Giovanni Paolo II, ecc.). Sull'importanza dell'atto di contrizione per il perdono dei peccati: CCC 1451-1454.